Impariamo a conoscere gli alberi: il Pinus pinea

Potatura pino domestico
Intervento in tree climbing su pino domestico per ripulitura dei rami fuori sagoma e rimonda del secco

Il pino domestico (Pinus pinea, pino da pinoli) è una delle specie più diffuse nel territorio italiano, in particolare al centro-sud e lungo le coste; grazie all’intrinseca capacità di adattarsi facilmente alle condizioni del suolo e di clima (pedoclima) e nonché ad una crescita abbastanza celere, il Pinus Pinea, ha trovato spazio facilmente nella nostra penisola. Negli anni, la vasta diffusione di questa conifera ha evidenziato alcune problematiche non di poco conto, come il sollevamento delle pavimentazioni, dei manti stradali, e l’improvviso cedimento strutturale. Entrambi i fattori sono da ricercare nelle caratteristiche peculiari della specie e alle problematiche che insorgono in ambito urbano.

La forma tipica allungata e modellata dal vento

Se in generale nel “sistema albero” la crescita in altezza è dovuta principalmente alla dominanza apicale dell’asse verticale principale rispetto alle branche laterali, nel pinus pinea avviene invece un fenomeno interessante dal punto di vista strutturale. Le branche laterali si allungano notevolmente (in particolare quelle inferiori), superando spesso la lunghezza degli assi dominanti verticali, e dando vita in tal modo alla consueta forma arrotondata e ovoidale del pinus pinea, detta anche scherzosamente a “disco volante”.

Particolare di cedimento di una branca laterale

L’allargamento della chioma, e dunque il naturale aumento del suo volume, è una conseguenza della riduzione progressiva della dominanza apicale. Il problema, a differenza della maggioranza delle specie arboree, consegue dal fatto che questo allungamento delle branche laterali prosegue indisturbato e con il tempo sottopone le stesse a notevoli stress meccanici fino a un vero e proprio cedimento. Non è raro osservare lungo le nostre strade branche inferiori collassate. Per quanto riguarda l’apparato radicale è bene osservare che in condizioni di crescita normali, abbiamo nella prima decade di vita, lo sviluppo di un fittone radicale che prevale sulle radici secondarie. Nella seconda decade si sviluppa un apparato radicale detto fascicolato, in grado di estendersi notevolmente ma con poche ramificazioni. Nella terza decade le radici fascicolate originano nuovi elementi verticali che nei successivi anni diverranno dei veri e propri fittoni secondari. Similmente a quanto avviene in superficie per la dominanza apicale, il fittone principale perde la sua dominazione, e l’apparato fascicolato si inspessisce producendo ulteriori fittoni secondari. Quello principale rimane comunque vivo e attivo per tutto il ciclo di vita dell’esemplare.  

Pino domestico caduto a causa di marciume radicale come evidenziato nel particolare

In ambito urbano, lo sviluppo dell’apparato radicale è drasticamente compromesso già in vivaio. Infatti in vivaio, il fittone principale è ostacolato nella crescita verticale dalle ripetute rinvasature, e ovviamente dalle ridotte dimensioni del contenitore. Spesso è addirittura eliminato nei successivi rinvasi o al momento dell’impianto a terra. L’eliminazione del fittone principale provoca come conseguenza, uno sviluppo dell’apparato radicale fascicolato, a sua volta ostacolato dalle pareti del vaso contenitore. Le pareti indurranno uno sviluppo rotatorio dell’apparato radicale che a questo punto divine avvolgente. Anche in questo caso, nei rinvasi si assiste all’ulteriore taglio dell’apparato radicale. Il fenomeno delle radici avvolgenti, avviene anche nella piantagione, quando la zolla accogliente è decisamente ridotta come diametro. Una volta messo a dimora, le radici avvolgenti mantenendo la memoria del movimento imposta dal contenitore, nel tempo si ingrosseranno fino a strozzarsi.

Noduli caratteristici in corrispondenza di compattature del suolo

A tutto questo si aggiungono i problemi che insorgono in ambito specificatamente urbano. Le pavimentazioni, i lavori di ripristino del manto di superficie, la pressione esercitata dai veicoli, la stessa consistenza del suolo ricevente il pino, condizionano e compromettono lo sviluppo radicale. Se la consistenza del suolo è notevole, le radici, trovando resistenza al proprio sviluppo, creano dei caratteristici noduli; con il tempo, le radici insieme a questi noduli, formano delle vere e proprie placche legnose che con il loro ispessimento producono danni ai manufatti circostanti. La formazione dei noduli è dunque una reazione alle condizioni sfavorevoli in cui il pino viene a trovarsi.

Esempio di buone pratiche di cantiere in prossimità di un albero

I Pinus presenti in ambito urbano vanno perciò monitorati regolarmente, evitando per esempio, scavi che danneggino l’apparato radicale; altresì sono da evitare riporti di terreno o le compattature del suolo che impedirebbero lo scambio di ossigeno delle radici. Esistono diverse soluzioni in arboricoltura per proteggere e salvaguardare gli alberi in prossimità di lavori di manutenzione del fondo stradale, delle reti fognarie, ecc. La stessa scelta di materiale vivaistico di buona qualità, potrà evitare le possibili problematiche future evidenziate in queste poche righe. Per quanto riguarda la potatura, è bene ricordare che il Pinus Pinea non ricaccia nuovi rami; una volta deturpato, rimarrà così per sempre! Avendo inoltre una struttura superiore che offre una buona se non eccellente permeabilità al vento, la parte inferiore della chioma non dovrà mai essere svuotata eccessivamente per evitare che il vento vi si incanali creando nuovi e pericolosi movimenti di chioma, con conseguenze a volte disastrose. Infine per la conservazione e la nuova piantagione di questi meravigliosi alberi, sarà necessario di avere una volontà ed un’etica ben precisa in tal senso; sia da parte delle amministrazioni pubbliche che degli operatori di settore.

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